Primoultimo

•Ottobre 25, 2008 • Lascia un Commento

Sono l’ultimo anèlito di questo tempo, questo di carne ed esitazioni.

L’attimo successivo sono la mia astrazione.

Ciò che ero prima è solo un infallibile linguaggio binario.

La sostanza passa a vivere altro tempo: tra il tempo del ferro e quello dell’ovatta.

Il corpo si presta dimora di questo passeggero colorito, una conca tipida che non ha mai la forma ideale.

Sono io, io la sostanza di me il gancio esterno di questa ruota eterna.

Vedrò distese immense, conoscerò mondi e mondi e volti e volti, bellissimi e stranissimi esseri che ascolto e non mi ascoltano.

Diventeranno parte di me, li percepirò battito d’occhio dopo battito d’occhio sempre un pò di più ma loro non lo sapranno mai. Forse.

Sono già parte di me. Circuiti interni non continui. Interruzioni. Mancata corrente. Secondi,giorni o anni. Non li vedo, li perdo quasi ma poi li ingolfo in me di più ancora.

La sostanza di me è anche carne delle loro mani, movimenti veloci e lenti delle loro labbra, variazioni impercettibili del timbro delle loro voci,sguardi persi e perforanti dei loro occhi.

Sono questo lo sò, lo sento, ci sono sopra, lo comprendo, lo faccio mio.

Ma la ruota del tempo intercorre la sostanza di me e quella degli altri esseri. Un altro gradino, distanza incolmabile.

Il corpo già si disfa, passa a nuova vita.

Non lo saprò mai.

Un appunto per me

•Ottobre 11, 2008 • Lascia un Commento

… ricordati di ricordarti che ne hai le palle piene, pur non portandole, della gente egoista ed ipocrita. La goccia ha fatto traboccare il vaso e anche i tuoi nervi. Ricordati di ricordarti che se ne possono andare anche  a fanculo!

E Amen.

Conoscenza a due

•Ottobre 11, 2008 • Lascia un Commento

_ …Solo l’amore circondato da mistero può durare a lungo. Il mistero gli fa da nicchia e lo mette in salvo… Esso si fonda sulla nostra capacità di essere anime distinte… Com’è bello per i due fare mostra che nulla vi  tra loro e, nello stesso tempo, intramezzarvi piccoli segni, del tutto trascurabili. Una fugace stretta di mano che duri un secondo in più, una carezza degli occhi che sembri solo uno sguardo distratto e invece è intima e calda. Amano il mistero di quello che vi è tra di loro, e amano cospargerlo di segni per il diletto di mostrarlo senza che nulla si veda o traspaia… _ M. Sgalambro

HELP

•Agosto 27, 2008 • 1 Commento

Dalle ossa

•Agosto 20, 2008 • Lascia un Commento

Cosa succede quando la mente si fa grembo di pervinche?

L’attimo che scuce il pensierio allucinato tra il lampo insonne e gli alberi, le case, le strade sfreccianti davanti agli occhi suoi.

Scavato, ebbro, irrisolto tra i lividi della pelle sua. Uno zombie.

Idea che rende muri gli argini umani, su di essa germoglia lo ieri oggi e domani con la stessa nenia con cui le palpebre ci insegnano che noi amiamo la notte.

Parlano in segreto le immagini flash dal lato destro della macchina-cervello, sono il figlio perenne lascito di avvisi. Ritardo, rincorsa, il punto nero si restringe, corsa, perduto.

L’attrito tra stomaco e occhi è l’unico indece di sana disperata vitalità.

[In notturna.Dichiarazioni in veglia non stabile.(Reduce da 'The machinist-L'uomo senza sonno)]

Erèmos

•Luglio 23, 2008 • 1 Commento

L’attimo è la sola luce

Ecco

non cè altro occhio

L’esclusione del mondo

dentro

lo scorge

L’espressione nelle forme di chi non ha forme

•Luglio 23, 2008 • Lascia un Commento

_ Chiamo esperienza un viaggio ai limiti dell’umano possibile. Ciascuno è libero di non fare tale viaggio, ma, se lo fa, ciò suppone la negazione delle autorità, dei valori esistenti che limitano il possibile. Perché nega altri valori, altre autorità, l’esperienza avente esistenza positiva diventa essa stessa positivamente il valore e l’autorità.

Egon Schiele,

Nudo reclinato

…Davanti al mondo terrestre in cui l’estate e l’inverno governano l’agonia di tutto ciò che è vivente, davanti all’universo composto di stelle innumerevoli che girano, si perdono e si consumano senza misura, io non scorgo che una successione di splendori crudeli il cui movimento stesso esige che io muoia; questa morte non è che consumazione sfavillante di tutto ciò che era, gioia di esistere di tutto ciò che viene al mondo, perfino la mia propria vita esige che tutto ciò che è, in ogni luogo, si dia e si annienti senza posa. _  George Bataille

Egon Schiele,

La madre morta

•Luglio 23, 2008 • Lascia un Commento

‘ 1. Per il cielo e l’astro notturno,

2. e chi mai ti dirà cos’è l’astro notturno?

3. E’ la fulgida stella.

4. Non c’è anima alcun che non abbia su di sè un (angelo) guardiano.

Sura LXXXVI  L’Astro Notturno

Modernità: i sassi in faccia

•Luglio 22, 2008 • Lascia un Commento

Progressivamente si è arrivati allo schianto.
Si è iniziato con scricchiolii incerti e inoffensivi.
Poi il buio medioevo delle forme e delle sostanze si è immortalato nella storia mentre l’utopia di libertà dell’uomo gli falciava le gambe corte e tozze.
La svolta. L’inizio.
Gli albori del nuovo cervello-occidentale-onnipotente.
Dalle campagne calde e soleggiate, dalla terra calda e rossa, dalle case basse e frugali alle strade dure, grigie: un tappeto di mille passi di gente che corre e non guarda e non ascolta e non conosce e non si conosce.
Più il tempo ha spinto l’uomo al compimento della modernità,al massimo dell’ambizione e più la fine s’è stagliata nello sfondo, limpida e più viva dei vivi.
L’unico Dio è l’ultimo Dio: una massa corporea destinata alla polvere con un organo color rosso scuro posto nella cavità toracica, nel mediastino anteriore inferiore. Una massa corporea alla quale, altre masse corporee simili, sono solite dare nome e cognome.
L’uomo ora non vuole Dio ma una macchina che riproduca se stesso nei secoli con mezzi più sottili e più pungenti. Errori, disarmonie, prevalicazioni. Questa è la sola libertà che ha realizzato. Questa è la sola modernità che conosce.
La libertà che ci siamo conquistati è un campo minato.

Aprèslude

•Luglio 16, 2008 • Lascia un Commento

Devi saperti immergere, devi imparare,
un giorno è gioia e un altro giorno obrobrio,
non desistere, andartene non puoi
quando è mancata all’ora la sua luce

Durare aspettare, ora giù a fondo,
ora sommerso ed ora ammutolito,
strana legge, non sono faville
non soltanto – guardati attorno:

la natura vuol fare le sue ciliegie,
anche con pochi bocci in aprile
le sue merci di frutta le conserva
tacitamente fino agli anni buoni

Nessuno sa dove si nutrono le gemme,
nessuno sa se mai la corolla fiorisca
durare, aspettare, concedersi,
oscurarsi, invecchiare, aprèslude

Gottfried Benn