Sono l’ultimo anèlito di questo tempo, questo di carne ed esitazioni.
L’attimo successivo sono la mia astrazione.
Ciò che ero prima è solo un infallibile linguaggio binario.
La sostanza passa a vivere altro tempo: tra il tempo del ferro e quello dell’ovatta.
Il corpo si presta dimora di questo passeggero colorito, una conca tipida che non ha mai la forma ideale.
Sono io, io la sostanza di me il gancio esterno di questa ruota eterna.
Vedrò distese immense, conoscerò mondi e mondi e volti e volti, bellissimi e stranissimi esseri che ascolto e non mi ascoltano.
Diventeranno parte di me, li percepirò battito d’occhio dopo battito d’occhio sempre un pò di più ma loro non lo sapranno mai. Forse.
Sono già parte di me. Circuiti interni non continui. Interruzioni. Mancata corrente. Secondi,giorni o anni. Non li vedo, li perdo quasi ma poi li ingolfo in me di più ancora.
La sostanza di me è anche carne delle loro mani, movimenti veloci e lenti delle loro labbra, variazioni impercettibili del timbro delle loro voci,sguardi persi e perforanti dei loro occhi.
Sono questo lo sò, lo sento, ci sono sopra, lo comprendo, lo faccio mio.
Ma la ruota del tempo intercorre la sostanza di me e quella degli altri esseri. Un altro gradino, distanza incolmabile.
Il corpo già si disfa, passa a nuova vita.
Non lo saprò mai.

Anche i muri lo sanno!


