Che poi piove. Ma gli zigomi rimangono intatti. La pioggia cola sulle forme come cera. E le celebrano. A posteriori saranno flash tra i giganti ossidati della città che odiare non sai e amare ti rimane in sospeso. Saranno i stati i tuoi occhi. Affacciati sempre alla stessa finestra. Sono rimasti calce viva in un prato avvizzito. Ma lì ho visto lo scheletro della mia vita aggrappato ad una gru parte del cortile ormai. Lì ci ho visto tutto. Cosmi a piccole dosi. Una planimetria delle cose che erano e che sarebbero state. Sintesi. Non ero più in attesa. Il cataclisma che ha preceduto il volo del colibrì era già motore per i mie passi. E sì che i sali e scendi di questa terra sono culla di leopardiani tepori unici. E sì che ogni vicolo è condotto sanguigno dei ricordi. Mi chiedevi “trovi l’ispirazione nel tuo fazzoletto mentre parli con me?” perchè non ti guardavo. I fazzoletti ci sono ancora ma tu no. Spalle. Di una pelle che parla solo di sé. Della sua perfezione. Non potevo fare altro che respirarla da sotto le piume della mia irriverente estasi. Pausa. Ripresa. Il taglio è divenuto voragine la cui fame cavalca doni che non spiego. E ti sei tagliata i capelli così che possano mangiarti più da vicino. Stasera il Don Chisciotte in ferro ai giardini voleva trattenermi ancora. Macerata toglie. Macerata dà. Il languore è il jolly. La perdita il prezzo. Le tue mani nude abbarbicate su coraggio e forza. Le tue mani nude erano ferme sempre. Le tue mani nude erano ancora più nude poi. Bianche si sono fatte spazio nel bianco che ti spettava. Se infinitesima parte di me che lo merita esiste ti custodirò. Dischiusa l’illusione si fa vezzo con le armi che ti hanno prima difeso. La tua promessa è un chiodo sulla mia bara amica mia. Non di meno molte cose hanno perso il loro brillìo. Non di meno altre sfolgorano di abissi. Un’onda nero lucidato a rosso. Il mantello di Dionisio. Serica la polpa tra le dita del gioco. Di un ‘nòi’, con la ‘o’ aperta. Cosa c’è di più artistico dell’inverno che giunge ma solo nelle favole? Natura. Una bolla. Sostantivo femminile. Tu lo diresti gonfiando il petto. Sorriso nocciola protetta dalla foglia. Tu. Potrei scriverti di ogni linea del tuo corpo ed eccitare ogni linea che la tua ribellione ha creduto di rompere. Ma tu sei una lavagna magica ed io amo la carta e la penna. Non sento altro la voce di un mare che non parla. Un mare che non c’è in questa città. Come si fa a salutare una città? C’è stata l’alta marea. In un lampione più tenace di me trovare la risposta.
Se vivessi almeno un giorno
se potessi vivere.
Se io vivrò
non saprò mai se era vero.
Chiuderò gli occhi
e mi vedranno morire.
Non ci sarà né prima né dopo.
Lascerò la mia porzione
in un chiuso giardino di sogni
e in tutti i posti
in tutte le vie
staranno a raccontare
il rovescio della mia vita
Dove muore la morte
…
Non sapranno mai se era vero
Mario Giacomelli











